in girum imus nocte ecce et consumimur igni

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September 2011

Sep 30, 201120 notes
“«Mama! mama!»
«Sono io - mi vedi?»
«Sì. Mi hai sentito?»
«Sì. Ma che fatica raggiungerti - raccattare quell’ultimo infimo residuo d’energia viva nella mia poca polvere - e produrla in questa forma senza forma - che poi dovrò pagarla - ogni forma è una merce che costa».
«Pagherò io per te, mama».
«Nada nada - e trasportami a questa distanza. Ma tu dove vai».
«Manca molto, ancora, per El Almendral?»
«Non capisco - però da queste parti devo esserci passata - in un’altra agonia».
«Quale altra?»
«Una. A un certo grado della febbre, il conto sì perde - bisogna passare molte agonie, mica una sola - per guarire».
«Ma si guarisce?»
«Si dice per finta».
«E lo Zenit?»
«Quale lingua parli - non ti capisco - ma che devi dirmi - affrettati - è già tardi».
«Volevo dirti che tutto mi fa paura».
«E più di tutto, che?»
«Aver peccato».
«Tu! E dove hai peccato Tu povero niño?!»
«Dovunque, ho peccato. Nelle intenzioni e nei fini e negli atti ma peggio di tutto nell’intelligenza. L’intelligenza si dà per capire. E a me si è data, ma io non capisco niente. E non ho mai capito e non capirò mai niente».
«Ma, niño mio chiquito, non c’è niente da capire».”
—Elsa Morante
Sep 30, 20111 note
Sep 28, 201111 notes
Sep 24, 201111 notes
“Io sono un animale schiacciato sulla schiena da una grossa pietra. Con le zampe disperate raspo la terra, e scorgo al di sopra, mezzo cieco, degli azzurri vapori. Non so perché sono incollato alla terra. Non so quale sostanza siano quei vapori. Non so chi mi ha scaricato addosso la pietra. Non so che animale sono.” —Elsa Morante
Sep 23, 20114 notes
Sep 23, 201113 notes
Sep 21, 20111,226 notes
Sep 20, 20112 notes
“Le belle ragazze non hanno collo, ma gola.” —F. Scott Fitzgerald
Sep 20, 201116 notes
Sep 19, 20112 notes
Sep 19, 20115 notes
Sep 18, 201115 notes
#the tree of life #cinema #malick #2011
Sep 18, 2011332 notes
#ricle
Sep 17, 20113 notes
“[…]ho imparato a praticare il sonno come sperpero, sciopero e sabotaggio. E questi ultimi anni, io li ho spezzati e disfatti, disertando la fabbrica del tempo ogni volta che i suoi ritmi prescritti mi sbigottivano, nella loro eternità numerata. Alla mia assenza, gli orologi del mondo saltavano, e le giornate si sfogliavano in disordine come trucioli di una pialla sconnessa.” —Elsa Morante
Sep 17, 20111 note
Sep 16, 20111 note
#quote #citazione #book #libro #colette #l'ancora #l'entreve #donna
10_Love Life Girls

Girls. Love life

Sep 16, 20112 notes
Sep 15, 20116 notes
#3d #art #blabla #dream #haha #thread on paper #zsuzsi csiszer #thread on paper #photo
Sep 15, 201161 notes
Sep 14, 20114 notes
“Have you no brighter tropic flowers
       With scarlet life, for me?”
—T. S. Eliot, from “Song,” 1909 (via proustitute)
Sep 14, 201176 notes
#T.S. Eliot #poetry #lit #flowers #life #scarlet
Sep 8, 201120 notes
#wallace berman #henry miller #valentine miller #big sur #1950s
Sep 8, 201144 notes
“[…] a chi, a chi giova questo avvicinarsi alla tana dell’altro per stanarlo e poi tornare a contare da zero a uno, da uno a zero, e poi ricominciare? non è forse questa una violenza, anche questa, solo camuffata con pelle d’animale domestico? non sei un violento anche tu, amico mio? […] su tutto io detesto i gatti. e i maschi d’uomo adulti finti solitari che posseggono gatti come raddoppio della propria indipendenza. è questa un’insopportazione delle mie tutta legata a quelle umane manifestazioni che come tali e semplici dovrebbero essere trattate e invece: quanta retorica! per dire: il vino (che diventa “il buon vino”), la tavola (“la buona tavola”), gli amici (“i buoni amici”). su tutto io detesto i gatti e quel loro infischiarsene da noi umani a volte tollerato, altre celebrato. quella loro finta indipendenza che invece viaggia sul doppio binario animale e umano. un gatto domestico avrà sempre del cibo e un posto dove andare a fottere o farsi fottere.quel loro rimanere immobili e immobilizzati da una diffidenza che non appartiene a nessuna specie su questa terra. e quel fuggire anche davanti all’assenza assoluta di pericolo: quel fuggire a priori, sol perché si è più veloci, più furbi.e quelli selvatici: che pure si avvantaggiano della fiducia accordata ai domestici.ai gatti si perdona tutto. anche di non morire al primo colpo.[…] a me dei vestiti non è mai importato nulla e perciò devo finire col parlare di me, come per dar forza di vibrazione a un brandello di carne morta sul bancone del macellaio. no, non di quella appesa che ancora dà l’impressione di conservare lo stare in piedi, l’aria verticale della vita. allora sappi che sono solo e infinitamente triste e che porto questa cosa dentro di me perché infinitamente più faticoso sarebbe andare in giro a dirlo a qualcuno, o anche solo fare in modo che qualcuno possa accorgersene. il dare spiegazioni è l’ultimo tuffo, alle volte. ma al tempo stesso io avverto dentro di me un’infinita voglia di far festa. anche questa, una festa che si svolge tutta dentro me, la festa paesana di un santo di fine agosto, una festa intima che faccio fatica, anche questa, a portare in giro; ho la necessità di far festa, far le feste come un cane al proprio padrone. ma io non ho padroni, non so averne: anche questo ho imparato e disimparato: che bisogna saper avere almeno un padrone, tutt’al più esserlo per qualcun altro, alle volte, tutto questo bisogna fare e io non so farlo.” —

sangue dal caso: fiesta immobile

 
Sep 8, 20114 notes
Sep 7, 201121 notes
Sep 6, 2011132 notes
Sep 6, 20117 notes
“Pure, non riesco a levarmi di mente lo scarto che c’è fra idee e vita. Uno scarto permanente, per quanto noi cerchiamo di celarlo con una tenda colorata. E non va. Le idee debbono sposarsi all’azione; se in loro non vi è sesso, non vita, non c’è azione. Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero. Le idee sono in rapporto con la vita: idee di fegato, idee di reni, idee interstiziali ecc. Se fosse stato solo per amore d’un’idea, Copernico avrebbe infranto il macrocosmo esistente e Colombo si sarebbe disperso nel Mar dei Sargassi. L’estetica dell’idea produce vasi di fiori e i vasi di fiori si mettono alla finestra. Ma se non c’è né pioggia né sole a che serve mettere i fiori fuori dalla finestra?” —Henry Miller
Sep 5, 201142 notes
Sep 3, 20113 notes
Sep 3, 2011
Sep 3, 2011
Sep 3, 20111,258 notes
Sep 2, 20111 note
Sep 2, 2011116 notes
Sep 1, 2011
“Quante migliaia di volte, passeggiando per le strade di notte, mi son chiesto se sarebbe tornato il giorno ch’io la riavessi al mio fianco: tutte le occhiate di desiderio che lanciavo alle case e alle statue; le guardavo con tanta fame, con tanta disperazione che ormai i miei pensieri dovevano esser parte degli edifici stessi e delle statue, dovevano essere saturi della mia pena. Non potevo neanche fare a meno di riflettere che quando passeggiavamo insieme per strade sudicie e tetre, così sature ora del mio sogno e del mio desiderio, lei non aveva osservato nulla, sentito nulla: erano per lei come ogni altra strada qualsiasi, un poco più sordide, forse, ma basta. Lei non ricordava che a un certo angolo io mi ero fermato a raccogliere la sua forcina, e che, chinandomi a legarle le stringhe, avevo notato il punto in cui s’erano posati i suoi piedi e ci sarei rimasto per sempre, anche dopo che fossero demolite le cattedrali e tutta la civiltà latina fosse stata spazzata via per sempre.” —Henry Miller
Sep 1, 20114 notes
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